Partito di Alternativa Comunista

Argentina: a tre anni di governo Kirchner

Pc Rol è impegnato in un confronto con altre organizzazioni trotskiste per la rifondaziona dell’Internazionale: in particolare con la Lit-Ci (Lega Internazionale dei Lavoratori-Quarta Internazionale) e con la Ft-Ci (Frazione Trotskista-Quarta Internazionale). In questo quadro pubblichiamo un articolo di un dirigente della sezione argentina della Ft-Ci (Pts).

 

Argentina: a tre anni di governo Kirchner

 

di Christian Castello*

 

La situazione argentina si presenta apparentemente molto lontana dei tempi del “que se vayan todos” delle giornate del 19 e 20 dicembre del 2001. Benché ora minacciata dalle turbolenze che attraversano l’economia mondiale, l’economia argentina si trova oggi nel suo quarto anno consecutivo di crescita a livelli vicini al 9% annuale ed il governo di Kirchner ha completato il suo terzo anno di governo sull’onda di alti livelli di popolarità nei sondaggi. Ma benché Kirchner mantenga una retorica critica rispetto alle “politiche neoliberali degli anni ’90”, lo schema economico vigente ne perpetua le linee essenziali. Dopo la svalutazione del peso (che ha portato la parità di cambio a tre pesos per dollaro), i salari hanno subito una brusca caduta dalla quale non si sono ripresi: si calcola che il “costo del lavoro” stia al 30% sotto i livelli di dicembre di 2001[1]. La disoccupazione si mantiene a livelli vicini al 14%, mentre i lavoratori “in nero” rappresentano il 40% del totale. La caduta del salario, insieme al ribasso dei costi interni dovuti alla svalutazione ed all’aumento dei prezzi delle materie prime che l’Argentina esporta sul mercato internazionale (come la soia), è quello che sta dietro i “superprofitti” capitalisti che si sono registrati in questi anni. Secondo un giornale locale: “il 2005 ha procurato forti guadagni alla maggioranza delle società senza distinzione di settori”[2]. Ed il debito esterno, nonostante la rinegoziazione coi creditori privati e la cancellazione in contanti del debito mantenuto col Fmi (10 miliardi di $), si mantiene su livelli molto alti (all’incirca 140 miliardi di $).

Tuttavia, la ricomposizione del regime politico è debole. Il governo, che è ricorso simultaneamente alla cooptazione di parte importante degli organismi per i diritti umani e dei movimenti dei piqueteros (i cui membri sono oggi funzionari governativi), per governare è costretto ad appoggiarsi sempre di più sullo screditato apparato di governatori ed intendenti del Partido Justicialista e della sua fedele burocrazia sindacale. Da parte sua, l’opposizione borghese, che è molto indebolita, sta tentando di insediare come candidato presidente Roberto Lavagna, l’ex Ministro dell’Economia dei governi Duhalde e dello stesso Kirchner.

 

Il movimento operaio e la sinistra

 

Per superare la crisi aperta nel 2001, la classe dominante ha fatto affidamento sull’handicap che ha significato il mancato intervento di settori fondamentali della classe lavoratrice, con l’eccezione del movimento di occupazione delle fabbriche, il cui emblema era rappresentato dalla ceramica Zanon e dalla tessile Brukman. La maggioranza delle correnti di sinistra ha sottovalutato questo fattore ed ha scommesso tutto sulla costruzione di movimenti di disoccupati sotto forma di sostenitori “collaterali”, organizzati a partire dall’amministrazione di piani e di aiuti statali, opponendosi a mettere in piedi un movimento unico delle organizzazioni combattive dei disoccupati con libertà di tendenze al suo interno ed a costruire un programma che mettendo nel centro la lotta per il “lavoro per tutti” permettesse l’unità tra occupati e disoccupati. Intanto, dal Pts, mentre svolgevamo un ruolo molto famoso nel movimento delle fabbriche occupate, abbiamo avanzato una scommessa strategica per la classe operaia. Oggi la classe operaia ha ricomposto le sue file sotto l’egida del recupero economico, con la creazione di 3 milioni di nuovi posti di lavoro, dei quali molti nell’industria, benché in molti casi si tratti di lavori mal pagati e precari. In quanto agli scioperi, nel 2005 ci sono stati 819 conflitti, una media mensile di 99 prove di forza, mentre in tutto il 2004 ci furono solo 249 casi. È stata la cifra più alta dal 1990. Quest’anno, tuttavia, il governo è riuscito ad evitare un’ondata di conflitti generalizzati rinnovando i salari negli accordi collettivi di lavoro, grazie alla collaborazione dei dirigenti della Cgt che hanno accettato il “tetto” salariale del 19%. A dispetto di questo si sono succedute un’importante quantità di lotte contro le “terziarizzazioni” ed altre forme di precarizzazione del lavoro, come parte di una tendenza internazionale a mettere in discussione queste forme di supersfruttamento operaio. Esiste inoltre un processo di organizzazione operaia in diverse fabbriche che non avevano in precedenza una rappresentazione sindacale, come l’elezione di delegati in opposizione alle direzioni burocratiche in distinte corporazioni. La maggiore debolezza dei settori combattivi è la sua assenza di coordinamento. Le diverse correnti che influenzano i settori antiburocratici si sono rifiutate di promuovere un Incontro Nazionale dei Lavoratori che permetta di circondare di solidarietà ogni lotta e sviluppare un polo alternativo ai burocrati sindacali dalla Cgt e della Cta, nonostante i reiterati appelli fatti in questo senso dagli operai della Zanon, che è al quarto anno di una gestione operaia di successo.

Nella sinistra esiste oggi un forte dibattito a fronte della politica di settori come il Movimento Socialista dei Lavoratori “Alternativa Socialista”[3] di promuovere la formazione di un fronte fino ad un partito comune con ex funzionari e deputati del Pj durante il governo di Menem, come Mario Cafiero, che è stato portato come candidato a senatore alle ultime elezioni legislative. Una politica che è espressione locale della tendenza a formare “partiti ampi senza delimitazione strategica tra riformisti e rivoluzionari”, tendenza che è promossa da distinte correnti opportuniste a livello mondiale. Il Po, da parte sua, dopo avere puntato tutte le sue forze sullo sviluppo di un supposto “soggetto piquetero”, si trova senza rotta strategica. Contro ogni variante di collaborazione di classe, dal Pts, con la rotta strategica di mettere in piede un partito rivoluzionario della classe lavoratrice, stiamo esponendo alle diverse correnti di sinistra l’urgenza di formare un Fronte Classista e della Sinistra Socialista, per appoggiare e coordinare le lotte; per contrastare le persecuzioni del governo, dei burocrati e dei tiratori contro i lottatori e la sinistra; e per costruire una chiara alternativa di indipendenza politica dei lavoratori davanti al governo di Kirchner, il Pj e tutte le varianti padronali. È questo, crediamo, il miglior modo di prepararci per le future crisi e di guadagnare i lavoratori ad una prospettiva classista e rivoluzionaria quando essi giungeranno all’apice della loro esperienza col governo Kirchner.

 

* Dirigente nazionale del Pts - Partido de los Trabajadores Socialistas



[1] Clarín, 20/6/2006.

[2] Página/12, 2/4/2006.

[3] Il Mst si trova diviso in due frazioni, “Alternativa Socialista” e “Il Socialista”, che costituiscono nei fatti due partiti separati che mantengono in comune solo il nome dell'organizzazione.

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