Partito di Alternativa Comunista

Chi ha vinto le elezioni a Roma

Chi ha vinto le elezioni a Roma

…e chi beneficerà delle politiche veltroniane per altri cinque anni

 

di Leonardo Spinedi

 

Le scorse elezioni comunale del 28 e 29 maggio si sono concluse con una netta riconferma del sindaco di Roma Veltroni sia pur nel quadro di una scarsa partecipazione al voto da parte da parte degli elettori. Per il centrosinistra è stata l’occasione per liberare fiumi di retorica circa il “modello romano” quale laboratorio politico progressista da esportare e rendere patrimonio politico del governo nazionale.

Si tratta in effetti di una teoria che ha un suo fondamento, sia pur lontano dai termini ingannevoli e propagandistici in cui la questione viene posta dalla nomenklatura governativa: Roma è in effetti il terreno politico principale su cui si gioca la partita della costruzione del partito democratico (e dunque di una rappresentanza unitaria ed organica a tutti gli effetti della grande borghesia ) di cui Veltroni è uno dei principali fautori; e soprattutto, la politica veltroniana ha portato a compimento con successo e senza intoppi l’operazione politica che è alla base dell’esperienza del governo Prodi: l’assorbimento della fetta più ampia possibile di sinistra sociale e politica nel governo e nelle sue politiche antipopolari, nel tentativo (fin’ora riuscito) di prendere – come si suol dire – due piccioni con una fava: assicursi cioè da un lato, lo smantellamento di qualunque opposizione politica in grado di canalizzare il dissenso sociale, e dall’altro garantirsi un efficientissima squadra di “pompieri” pronti a gettare acqua sul fuoco del malcontento e delle proteste popolari promettendo “trasparenza”, “partecipazione” ed altre amenità del genere.

In questo quadro va letto il risultato assai deludente del Prc (al quarto municipio dopo la nostra scissione, perde anche un consigliere) e quello praticamente ridicolo della lista Arcobaleno, aggregazione elettorale alleata di Veltroni e promossa da Action e alcuni centri sociali romani che si è fermata allo 0,6% (poco più di Iniziativa Comunista); è l’ennesima conferma che la subordinazione ai liberali ed ai poteri forti rappresenta un fattore di stallo e di passivizzazione e non di crescita del consenso a sinistra.

 

Chi vince e chi perde

 

La rappresentatività dei poteri forti romani da parte della giunta riconfermata è stata tanto più evidente nel periodo di campagna elettorale, in cui si è palesata l’enorme disparità delle forze in campo: palazzinari, immobiliaristi, grandi proprietari e costruttori si sono disinteressati della proposta del centrodestra perché totalmente soddisfatti dell’operato di Veltroni e decisi ad investire (nel senso letterale) sul suo secondo mandato. Ne hanno tutte le ragioni, ce ne possiamo facilmente render conto dando un’occhiata al Piano Regolatore appena approvato: 70 miioni di nuovi metri cubi di cemento, dislocati principalmente in periferia, legalizzando edificazioni selvagge a scapito del verde pubblico. E’ il caso della zona della Borghesiana, dove in barba al decreto ministeriale che obbliga i comuni a garantire un minimo di 9 mq di verde per abitante, attorno via di Rocca Cencia si decide di edificare un nuovo quartiere di oltre 2000 persone ed un enorme polo industriale-artigianale, senza contare l'altro mostro previsto nelle immediate vicinanze, il deposito Graniti della ferrovia - completamente progettato in superficie - il tutto nell’unica area verde della zona; o ancora come nel caso del parco di Tor Marancia, di fatto ceduto ai palazzinari per buttarci sopra 10 milioni di metri cubi di cemento, o ancora come lo scempio del Programma di Recupero Urbano al IV municipio, che annulla il verde pubblico per lasciar spazio alla costruzione di centri sportivi privati, abitazioni di lusso e centri commerciali (è appena terminata la costruzione di Ikea nella zone di Vigne Nuove).

E’ abbastanza chiaro, persino da questi pochissimi dati, chi esce davvero sconfitto dalle ultime elezioni: gli abitanti delle periferie più degradate e in generale i lavoratori e i settori sociali subalterni della città, che pagano a caro prezzo della mancanza di una forte opposizione di massa a queste politiche.

 

Lavoro e questione sociale

 

Anche dal punto di vista delle politiche sociali si può ben affermare che il “modello romano” sia tenuto in grossa considerazione da Prodi e dal suo esecutivo.

Roma è la capitale della precarietà, il cui livello è superiore di dieci volte alla media nazionale; è la città di Atesia, delle grandi agenzie di lavoro interinale, è la città che pur contando un numero enorme di contratti ultraprecari e di misure di iperflessibilità  (collaborazione a progetto, apprendistato, obbligo di apertura di partita iva) mantiene un livello di disoccupazione in linea con l’elevata media nazionale, ed un numero di morti sul lavoro tra i più alti del paese. A questo aggiungiamo la vergognosa questione delle cooperative sociali, che sulla pelle delle persone bisognose di assistenza vengono in realtà utilizzate come copertura per creare rapporti di lavoro di ipersfruttamento su cui si reggono i loro bilanci (si veda anche il caso del fallimento della cooperativa Arca di Noè, che per cercare di evitare il fallimento ha gentilmente chiesto ai propri lavoratori un versamento di 10.800 euro ciascuno, pena il licenziamento).

Una situazione perfettamente in linea con la ricetta propinata dal governo nazionale: abbassamento del costo del lavoro e conseguente peggioramento delle condizioni di vita (?) dei lavoratori, in nome del profitto di imprese e aziende; c’è la crisi economica, e a pagarla devono essere i lavoratori. Ecco la scuola di pensiero Prodi-Veltroni.

 

Unificare le lotte, costruire l’opposizione

 

Tuttavia, in questi anni non sono certo mancate le lotte, dai precari ai disoccupati, dagli ambientalisti ai centri sociali, Roma può davvero diventare un laboratorio di costruzione di un’opposizione politica e sociale ai governi dei padroni; a partire dall’unificazione nella lotta delle innumerevoli vertenze lavorative (Alitalia, Atesia, Peroni ecc…), nella diffusione della consapevolezza che solo l’unità e l’indipendenza politica dei lavoratori dalla borghesia può strappare risultati, sia pur parziali.

E’ un impegno che prendiamo come Pc-Rol, nella consapevolezza dei nostri limiti ma anche delle nostre potenzialità, che svilupperemo nel vivo delle lotte che, siamo certi, non mancheranno e contribuiremo a costruire.

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