Partito di Alternativa Comunista

Brindisi: la lotta contro il rigassificatore

Brindisi: la lotta contro il rigassificatore

I profitti del capitalismo sulla pelle degli abitanti

 

di Riccardo Rossi

 

"La storia di ogni società sinora esistita è storia delle lotte di classe". Così scrivevano nel Manifesto del Partito Comunista Marx ed Engels, sottolineando come in una società divisa in classi dagli interessi irriducibili la storia e gli avvenimenti che la caratterizzano possano essere interpretati correttamente solo inquadrandole nell’ottica della lotta di classe. Non sfugge alla regola la lotta che le popolazioni della provincia di Brindisi portano avanti da qualche anno per opporsi all’ulteriore "colonizzazione" del loro territorio.

 

Le cause economiche

 

Il problema dell’approvvigionamento delle materie prime e delle fonti di energia ha acquisito in questi ultimi anni un'importanza crescente. L’emergere di nuove potenze come Cina e India affamate di energia e materie prime necessarie per mantenere i loro altissimi tassi di crescita, ha spinto verso l’alto i prezzi del petrolio, dei metalli non ferrosi quali rame, nichel ed alluminio cosi come quelli del gas naturale.

In Italia si produce solo il 14 % del gas naturale che si utilizza. La restante parte viene importata in particolare dalla Russia e dall’Algeria. Da questi due Paesi arriva, mediante gasdotti, circa l’ottanta per cento del gas importato. E’ facile comprendere come Russia ed Algeria abbiano in questo caso un fortissimo potere contrattuale e siano in grado sia di spuntare prezzi molto alti per il loro gas - i loro contratti di fornitura sono infatti legati al prezzo del petrolio - sia di utilizzare tale potere per condizionare le scelte energetiche del governo italiano. Basti pensare all’incontro che si è tenuto a Mosca il 21 giugno tra Prodi e Putin in cui si è anche affrontato lo spinoso problema delle forniture di gas all’Italia nel tentativo di evitare il ripetersi della crisi dello scorso inverno. Il governo russo ha quindi ottenuto un accordo con il quale il governo italiano si impegna a garantire al russo Gazprom, il monopolista dal quale acquistiamo il gas, di entrare direttamente nella distribuzione del gas naturale in Italia in cambio della partecipazione dell’Eni, con una quota di minoranza, in un giacimento di gas siberiano. In tale contesto si può facilmente comprendere l’esigenza di sfuggire dalla dipendenza delle forniture di gas in regime di monopolio. Ciò può essere ottenuto comprando il gas naturale nelle varie zone del mondo, magari spuntando prezzi più bassi, e trasportandolo in Italia liquefatto mediante le metaniere. Occorre quindi dotarsi di impianti di rigassificazione.

 

Cosa si vuol costruire

 

Per rigassificatore si intende un impianto mediante il quale è possibile portare del gas naturale dallo stato liquido, nel quale è mantenuto in alta pressione alla temperatura di -160 C, allo stato gassoso in modo tale da poter essere distribuito agli utenti finali. In Italia attualmente esiste un solo impianto di rigassificazione situato a Panigaglia . Per colmare questa carenza infrastrutturale sono stati previsti altri sette impianti tra cui quello di Brindisi.

Con l’istanza del 9 novembre 2001 la British Gas Italia spa, ora British Lng, chiese al Ministero delle Attività Produttive l’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio nell’area di Capo Bianco del porto di Brindisi di un terminale di rigassificazione di Gas Naturale Liquefatto della capacità di 4 miliardi di metri cubi annui, espandibile fino a 8 miliardi. Per procedere alla realizzazione dell’impianto sono necessarie opere di dragaggio per l’ormeggio e la manovra delle metaniere, la colmata di una superficie marina complessiva di 140.000 mq mediante materiale di dragaggio e terreno per 980.000 metri cubi. L’impianto inoltre prevede tra le varie opere la realizzazione di un nuovo molo da dedicare esclusivamente all’attracco delle metaniere da 140.000 metri cubi, e un impianto di stoccaggio costituito da due serbatoi fuori terra di 160.000 metri cubi ciascuno. L’istruttoria si è svolta nelle conferenze dei servizi tenute durante il 2002 nel corso delle quali le amministrazioni interessate diedero parere favorevole. Si arriva quindi al decreto del 21 gennaio 2003 emanato dal ministero delle Attività produttive di concerto con quello dell’Ambiente e tutela del territorio con il quale venne concessa l’autorizzazione.

Un’opera caratterizzata da un notevole impatto ambientale che viene ad aggiungersi alle altre già esistenti. A Brindisi infatti sono in funzione tre centrali termoelettriche alimentate a carbone che producono circa 5000 Mw (il dieci per cento dell’intero fabbisogno energetico italiano) e un impianto petrolchimico. In virtù di tali impianti il governo ha dichiarato Brindisi “area ad alto rischio ambientale” e risulta incomprensibile come in tale situazione si possa insistere con impianti in grado di incrementare il rischio di incidenti.

 

La lotta degli abitanti

 

Le popolazioni della provincia di Brindisi si sono quindi mobilitate costituendosi in comitati ed associazioni per opporsi alla costruzione di questo nuovo impianto, per sfuggire al ricatto occupazionale che ha spinto il territorio ad accettare impianti ed industrie che hanno portato a uno sviluppo contradditorio . Mentre per la fase di costruzione di questi impianti sono previsti tra i mille e i duemila lavoratori a regime ne bastano poche decine per condurre tali impianti, si parla di circa 40 per il rigassificatore.

Al termine della costruzione rimangono sul campo migliaia di licenziati, un territorio devastato e tantissimi malati di tumore sia tra i lavoratori che tra i residenti, come testimoniato dal recente registro tumori ionico-salentino. I dati di tale registro mostrano come a Brindisi vi sia un eccesso di tumori del polmone, della vescica, della pleura (effetto dell'amianto) e delle leucemie rispetto alle medie nazionali. Elementi che quindi confermano un’origine ambientale e lavorativa.

La forza di questi movimenti e le imponenti manifestazioni che si sono realizzate, partecipate da oltre 5000 persone, hanno portato anche il Consiglio Comunale presieduto dal sindaco Menniti (centrodestra) e quello provinciale presieduto dal presidente Errico (centrosinistra) a opporsi alla realizzazione del rigassificatore. Ma la necessità della borghesia italiana di avere fonti energetiche al minor costo e l’insaziabile fame di profitti delle imprese che devono costruire e gestire tali impianti portano a negare quei principi di “democrazia” e “autogoverno delle comunità locali” che in regime capitalistico e sotto la dittatura della borghesia vengono solo proclamati ma sempre calpestati. Necessità della borghesia che portano a mistificare le ragioni delle popolazioni in lotta facendole apparire di volta in volta "nemiche del progresso" o in preda a "rigurgiti radicali" che impedirebbero il “sano” sviluppo e benessere.

Lotte di classe si diceva all’inizio; e compito di un partito comunista e della sua avanguardia è portare la consapevolezza nelle masse in lotta della natura di classe della società in cui viviamo, conquistare nuovi militanti affinché l’obiettivo di tutte le lotte non si fermi al singolo punto (rigassificatore, Tav o contratto di primo impiego per citarne alcune ) ma diventi politico e ponga all’ordine del giorno il superamento del capitalismo e della barbarie a cui esso ci condanna.

 

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