Partito di Alternativa Comunista

Il fallimento di Trump e Netanyahu

Il fallimento di Trump e Netanyahu 

 

 

di Fabio Bosco 

 

 

 

Dopo aver minacciato di «distruggere la civiltà iraniana», Trump ha fatto marcia indietro. Ha accettato una tregua di 15 giorni che lascia intravedere la possibilità che si rassegni a una sconfitta. Israele ha accettato la tregua in teoria, ma in pratica l’ha già violata bombardando la raffineria di Lavan e con un attacco brutale al Libano. Trattandosi di una tregua, e non di un accordo che ponga fine alla guerra, tutto può cambiare. Inoltre, l’esito di questa guerra può influenzare direttamente e profondamente la crisi dell’ordine mondiale e le tendenze della lotta di classe in gran parte del mondo. Per questo è necessario attendere i risultati definitivi per trarre conclusioni. Ma è innegabile che il contenuto della tregua indichi la possibilità di una sconfitta dell’imperialismo.

 

Il fallimento dell’imperialismo 

Dopo 40 giorni di aggressione contro l’Iran, con oltre 15.000 bombardamenti, una distruzione generalizzata e 2.000 morti iraniani, praticamente nessuno dei principali obiettivi imperialisti è stato raggiunto. Nonostante le affermazioni di Trump in senso contrario, il regime iraniano ha perso più di 40 dirigenti, ma è sopravvissuto e si è rafforzato all’interno e, soprattutto, all’esterno del Paese, oltre a consolidare il potere dell’Irgc (Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica) sull’insieme del regime. I programmi nucleare e missilistico balistico saranno ancora oggetto di negoziazione, ma è improbabile che vengano eliminati. Potrebbero essere limitati in cambio della sospensione totale o parziale delle dure sanzioni e dello sblocco di milioni di fondi iraniani all'estero. 
Israele afferma che il Libano non fa parte dell'accordo. Si tratta di una questione importante, e vedremo come evolverà [mentre traduciamo questo articolo è in corso un brutale attacco sionista a Beirut, con centinaia di morti, ndt]. La realtà è che la resistenza di Hezbollah non è stata sconfitta finora e che un arretramento dell’imperialismo in Iran non favorisce Israele, anche se va detto che questa non è una priorità del regime iraniano nei negoziati. Il controllo statunitense sul petrolio iraniano non è stato stabilito, contrariamente a quanto precedentemente annunciato da Trump.  Potrebbero cambiare le cose nei negoziati? È possibile, nella misura in cui all'Iran interessa modernizzare la propria industria petrolifera e vendere il petrolio a prezzi di mercato, che sono qualitativamente superiori rispetto ai valori pagati dalla Cina. Ma nulla assomiglia al caso venezuelano. La riapertura totale dello Stretto di Ormuz avverrà sotto il controllo iraniano ed esiste la possibilità che venga stabilito il pagamento di un pedaggio a Iran e Oman, cosa che non avveniva prima dell’aggressione.

 

Imperialismo e Israele indeboliti nella regione

Il risultato provvisorio indebolisce le politiche imperialiste nella regione e in tutto il mondo. Il sogno imperialista-sionista di un nuovo Medio Oriente sotto l’egemonia israeliana è più lontano. L'Iran ne esce più forte e tiene nel mirino il principale alleato di Israele nel Golfo, gli Emirati Arabi, e anche gli altri firmatari dei vergognosi accordi di Abramo, che hanno normalizzato le relazioni con Israele a costo del sangue palestinese. Un'altra potenza regionale, l'Arabia Saudita, si allontana dalla normalizzazione con Israele e punta su accordi militari con il Pakistan e la Turchia, oltre a costruire rotte alternative per l'esportazione di petrolio. È anche possibile che cerchi un necessario riavvicinamento con l'Iran, nonostante gli attacchi iraniani contro il Paese. Il futuro dell'espansione territoriale israeliana in Libano e Siria è incerto. I capi sionisti vogliono portare avanti i loro piani di conquistare il sud del Libano, espellere la popolazione e trasformarlo in un'occupazione permanente. E anche espandere l'occupazione nel sud della Siria, integrando i territori occupati nel Golan fino a Sweida, passando per parte delle province di Quneitra e Daraa. Tuttavia, Israele dipende direttamente dal sostegno militare, politico, finanziario e diplomatico dell’imperialismo statunitense, il che pone il futuro dell’aggressione nelle mani del presidente Trump, ma molto dipende anche dalla posizione dei regimi arabi di resistere o capitolare. L’esempio dell’Iran rafforza l’alternativa della resistenza. Il fallimento sionista nella guerra contro l’Iran dovrebbe indebolire Al-Hajri e i capi drusi che puntano sul rapporto con i sionisti.
Per quanto riguarda la Palestina, la fine del genocidio a Gaza e della pulizia etnica in Cisgiordania e ad al-Quds/Gerusalemme non è certa. Nonostante l'indebolimento dell'imperialismo sionista, la questione palestinese non ha occupato un posto centrale nei negoziati con gli Stati Uniti. Questioni come il ritiro delle truppe israeliane da Gaza, dalla Cisgiordania e da Al-Quds/Gerusalemme, nonché il controllo delle frontiere di Gaza con l'Egitto e della Cisgiordania con la Giordania, rimangono irrisolte. Infine, Netanyahu dovrà affrontare una dura prova elettorale nelle elezioni che dovranno essere indette al più tardi in ottobre. Il fallimento dell’aggressione contro l’Iran indebolisce la sua posizione.

 

Conseguenze a livello mondiale 

Sulla scena internazionale, l’economia capitalista mondiale si indebolisce. La Banca Mondiale prevede una crescita minore e un’inflazione maggiore a causa della guerra. Le relazioni transatlantiche tra Stati Uniti ed Europa sono scosse. È possibile che l'imperialismo europeo, colpito dalle imposizioni statunitensi, tenti di sviluppare fonti energetiche alternative (nucleare e rinnovabile) e le proprie forze armate (con l'ampliamento dell'arsenale di bombe nucleari francesi) per riposizionarsi nella disputa inter-imperialista internazionale. L'imperialismo russo, uno dei principali beneficiari della guerra, ha ottenuto profitti dall'esportazione di petrolio e gas a prezzi più alti.
Il prezzo del petrolio è sceso con la tregua, ma è probabile che si mantenga a un prezzo più alto rispetto a prima della guerra per un po' di tempo. Tuttavia, i profitti russi potrebbero continuare a essere limitati dall'offensiva militare ucraina, che ha ridotto la capacità produttiva russa tra il 20% e il 40%. L'imperialismo cinese se l'è cavata bene. Si è liberato dell’inflazione dei prezzi del petrolio e del gas, ha rafforzato le alternative energetiche (carbone ed energie rinnovabili), ha fatto pressione sull’Iran affinché accettasse il cessate il fuoco e ha rafforzato la sua immagine di prevedibilità in contrasto con l’imperialismo statunitense.
Se da un lato l’aggressione statunitense all’Iran apre le porte affinché altri imperialismi facciano lo stesso, il costoso fallimento militare statunitense allontana momentaneamente qualsiasi tentativo di conquistare Taiwan per via militare e rafforza gli sforzi per esercitare pressioni sulla borghesia taiwanese e sulla popolazione riguardo ai «vantaggi» della riunificazione (nonostante la dittatura). In generale, il fallimento statunitense dimostra che nessuna superpotenza è invincibile, ripetendo l'esempio dell'imperialismo russo in Ucraina. E rafforza le lotte dei popoli oppressi in tutto il mondo.
Al contempo, accelerano la corsa agli armamenti inter-imperialista e la transizione energetica nelle potenze imperialiste che non sono autosufficienti in petrolio e gas (Cina, Giappone ed Europa), nonché la ricerca delle nuove tecniche di guerra convenzionale con l’ampio uso di missili, droni, oltre alle tattiche di guerra asimmetriche.
Trump ha subito una battuta d’arresto. E deve cercare di reagire. I negoziati confermeranno (o meno) le tendenze che emergono dal cessate il fuoco di 14 giorni. In ogni caso, Trump cercherà al tavolo dei negoziati ciò che non è riuscito a ottenere con la guerra. Un esempio è il petrolio iraniano, che è strategico nella disputa con l’imperialismo cinese. Trump potrebbe tentare di barattare la fine delle sanzioni con un certo grado di accesso a questa risorsa energetica strategica. Trump deve anche cercare di imporre la sua volontà ad altri Paesi, in particolare in America Latina, per creare una cortina fumogena sul suo fallimento in Iran. Cuba, soffocata dal blocco energetico imposto da Trump, sarà probabilmente il prossimo obiettivo. Anche altri Paesi in cui si terranno elezioni, come Ungheria, Colombia e Brasile, devono essere oggetto di azioni volte a influenzarne i risultati a favore di candidati di estrema destra.
A livello interno, negli Stati Uniti, la sua situazione si complica ulteriormente con l’esito della guerra, le probabili crisi tra la borghesia e la perdita di popolarità dovuta all’inflazione, le azioni violente dell’Ice e lo scandalo di pedofilia e corruzione del suo amico Epstein. Tutto questo alla vigilia delle elezioni di medio termine in cui Trump cercherà probabilmente di interferire in modo autoritario, per evitare che una sconfitta elettorale renda insostenibile il suo mandato.

 

I compiti della classe operaia iraniana e la nostra posizione

La classe operaia iraniana dovrà riprendere la lotta contro la dittatura e il capitalismo. Il cessate il fuoco, se si protrae a tempo indeterminato, eliminerà lo scenario di distruzione della vita e del Paese attraverso l’azione militare imperialista-sionista. In questo scenario, la classe operaia trarrà beneficio dalla fine dell’intervento militare e dal conseguente logoramento dei sostenitori dell’aggressione militare imperialista tra la popolazione e la diaspora. Reza Pahlevi e il Mek torneranno alla loro meritata irrilevanza.
Ma proprio oggi le autorità giudiziarie iraniane hanno chiesto di accelerare le esecuzioni. Pertanto, la classe lavoratrice dovrà riprendere la lotta per la fine delle esecuzioni e per la liberazione dei prigionieri politici (più di 50 mila), nonché per le libertà democratiche di espressione e di organizzazione, e per la giustizia sociale. Ciò si otterrà solo con la fine della dittatura e del capitalismo. A tal fine, sarà necessario rafforzare l'organizzazione indipendente della classe lavoratrice, attraverso i sindacati, il movimento studentesco, le organizzazioni per i diritti delle donne, le nazionalità oppresse (curdi, baluci, arabi, ...), oltre alla numerosa diaspora che ha le condizioni per costruire una solidarietà internazionale con queste lotte democratiche e sociali.
La Lit-Quarta Internazionale sostiene le lotte contro tutti gli imperialismi (statunitense, europeo, cinese, russo o giapponese) e saluta la possibile sconfitta militare dell’imperialismo-sionismo per mano delle forze militari iraniane. Se il rapporto di forze consentisse al regime iraniano di adottare una posizione chiara nei negoziati con Trump per la chiusura delle basi statunitensi nella regione, la fine dell’aggressione e il ritiro delle truppe israeliane dalla Siria e dal Libano, nonché la fine del genocidio a Gaza e della pulizia etnica in Cisgiordania, si otterrebbe una sconfitta più decisiva sull’imperialismo e sul sionismo. Allo stesso tempo, sosteniamo tutte le forme di auto-organizzazione della classe lavoratrice e dei movimenti sociali iraniani nella loro lotta per la fine delle esecuzioni dei prigionieri politici e la loro immediata liberazione, per le libertà democratiche e la giustizia sociale. E, infine, ribadiamo l’appello a tornare in piazza in solidarietà con il popolo palestinese. Avremo una compagna della Lit-Quarta Internazionale presente sulla Flottiglia Sumud per Gaza e rafforzeremo le attività di solidarietà come la giornata dei prigionieri politici palestinesi (17 aprile) e l'anniversario della Nakba il 15 maggio.

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