Partito di Alternativa Comunista

Compagno Jan Talpe! Avanti verso il socialismo, sempre! Nota della Lit-Quarta Internazionale

Compagno Jan Talpe!

Avanti verso il socialismo, sempre!

 

 

Nota della Lit-Quarta Internazionale

 

Il compagno Jan Talpe, membro della Lct belga e della Commissione Internazionale di morale, è morto. È una perdita molto dolorosa che ci commuove profondamente. Non perché sia stata inaspettata o sorprendente. Al contrario: è stata una decisione consapevole e il suo epilogo è stato un'attesa angosciante per tutti noi che per molti anni abbiamo apprezzato quell'essere umano e compagno eccezionale e abbiamo goduto della sua generosità senza limiti, della sua capacità e lucidità, del suo umorismo fraterno e della sua umiltà.
Senza dubbio, se n’è andato il nostro militante più anziano. Con i suoi 92 anni è rimasto attivo, lucido e disciplinato fino alle ultime ore di vita. Non ha mai preteso di essere un dirigente. Ma nel suo lungo e intenso percorso di vita e di militante ha formato e costruito quadri rivoluzionari in vari Paesi e ha dato importanti contributi teorici, che sono stati pubblicati dalla nostra organizzazione internazionale.
Il suo percorso ideologico, politico e geografico è impressionante. Nato nel 1933 in Belgio nel pieno dell’ascesa del nazismo in una famiglia cattolica, educato alla «carità», decise nella sua prima giovinezza di consacrare la sua vita al sacerdozio. Durante la sua formazione, oltre a laurearsi in teologia, studiò e si dottorò in Fisica.
Come missionario in Brasile, all’epoca della dittatura di Castelo Branco, rimase commosso dalle penurie delle masse sfruttate e oppresse. Lì si avvicinò per la prima volta al marxismo. Si radicalizzò e agì nella lotta degli oppressi con determinazione e in modo organico. E in linea con le sue convinzioni si stabilì in un quartiere operaio. Lo Stato degli sfruttatori lo perseguitò e lo incarcerò per 6 mesi. Una forte campagna in Belgio e a livello internazionale ottenne la sua liberazione e fu espulso.
Non capitolò né si piegò. Ruppe con la Chiesa e iniziò una nuova ricerca. In quel lungo cammino tornò in America Latina, visitò il Cile dopo aver conosciuto in Francia Loly – la compagna della sua vita e madre dei suoi figli – che partecipava ad attività contro la dittatura di Pinochet. E si stabilì in Argentina. Fu lì, nella periferia di Buenos Aires, e nel contesto della guerra delle Malvinas, che entrò in contatto con la Lit-Quarta Internazionale e si integrò nella fondazione del Mas argentino sin dai suoi inizi.
Dopo un decennio, quando le rivolte nell’Europa dell’Est e nell’Urss contro gli effetti della restaurazione capitalista rappresentavano un’opportunità e una sfida per la Lit-Quarta Internazionale, Jan e Loly erano in prima linea e, insieme ai loro due figli, si stabilirono nella Germania dell’Est. Lì hanno dedicato enormi sforzi insieme al «Gruppo dell’Est» che raggruppava militanti nella regione: da Belgio e Germania fino a Polonia, Ucraina e Russia incluse. La padronanza fluente di diverse lingue da parte di Jan e Loly li ha resi un pilastro fondamentale per numerose traduzioni di testi e interpretazioni in eventi in tutta Europa e in altri Paesi.
La nostra cara compagna Loly è venuta a mancare nel 2014 e tutti l’abbiamo sempre ricordata come un’icona della Lil-Quarta Internazionale. Potremmo continuare a lungo a raccontare il percorso esemplare di Jan fino ad oggi. Solo nel gennaio 2026 lo Stato brasiliano ha concesso l’amnistia a Jan. Ma il nostro più grande omaggio a Jan oggi è condividere il suo messaggio d’addio:

 

«Cari compagni di lotta,

Le mie condizioni di salute peggiorano di giorno in giorno, al punto che diventa sempre più difficile restare in vita. Ho deciso di andarmene. E vi saluto con un sorriso.
Un sorriso per aver potuto vivere. Vivere, come uno dei 300 milioni di mammiferi dotati di capacità cognitive, su un pianeta in cui questa specie è minacciata di estinzione – come scomparvero i dinosauri alcune decine di milioni di anni fa – se non si inverte la calamità consistente nell’avere come obiettivo la concentrazione delle ricchezze in una minuscola minoranza che dispone a proprio piacimento dei mezzi per produrli, anziché promuovere lo sviluppo di questi ultimi per fornire beni di consumo sempre più numerosi e migliori all’insieme degli esseri umani del pianeta. Un sorriso per aver potuto partecipare alla lotta per affrontare quella calamità.
Da mia madre ho imparato a fare del bene al prossimo, ma senza capire chi fa del male. E senza capire perché ci siano «buoni» e «cattivi», a seconda del luogo in cui sono nati, o dei genitori che hanno avuto. I «cattivi» erano quelli che rubavano il lavoro al «buono».
In quei novant’anni – o almeno dall’età in cui intorno a me dicevano «può già vestirsi da solo» fino a quando hanno cominciato a dire «può ancora vestirsi da solo» – ho imparato che i «cattivi» lo erano perché maltrattavano i «buoni», e che c’era una lotta tra cattivi e buoni. Ho imparato a scegliere da che parte stare in quella lotta. Mi sono unito ai «buoni», per affrontare i «cattivi». E in quelle lotte ho avuto l’opportunità di incontrare persone che mi hanno spiegato meglio cosa significa quel «maltrattare».
Ho imparato che «lotta di classe» non è una parolaccia. Ho imparato che «ci sono borghesi e proletari». E che c’è una lotta tra loro.
Ho scelto da che parte stare. Ho studiato cosa ciò implicasse, partendo da ciò che un certo Karl e il suo amico Friedrich, e poi Vladimir Ilich e Lev Davídovich hanno spiegato, e da ciò che hanno fatto partecipando attivamente a quella lotta. E oggi, alla vigilia di dover porre fine a questa vita di lotta, sono orgoglioso di essermi comportato per decenni essenzialmente in linea con ciò, consapevole delle mie debolezze.
Un sorriso perché, per mezzo secolo, ho potuto essere accompagnato da Loli, la madre dei miei figli, con la sua lotta abnegata e coerente, insieme a quei proletari, contro quei borghesi.
Compagni di lotta, oggi, 20 aprile 2026, vi lascio la mano, con un grande sorriso».

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